I lavoratori si aspettano che nel giro dei prossimi 5 anni anni i due quinti delle loro competenze attuali saranno trasformate o diventeranno obsolete (Fonte: Future of Jobs Report 2025).
Questa previsione trova conferma nei continui cambiamenti del mercato del lavoro e riporta alla ribalta un tema attualissimo: è lo skill gap, ovvero il divario tra le competenze richieste per un determinato lavoro e quelle effettivamente possedute dai lavoratori.
Chi lavora si sta già facendo molte domande a riguardo. Quali sono le competenze più richieste nel 2026? Quali diventeranno datate, quali si trasformeranno e quali saranno indispensabili per assottigliare lo skill gap? Scopriamolo insieme.
Indice
Quali competenze per il futuro?
C’è una buona e una cattiva notizia per il futuro del lavoro:
- La buona è che si prevede che il numero di posti di lavoro a livello globale crescerà entro il 2030;
- La cattiva è che questi posti di lavoro richiedono competenze diverse o più evolute rispetto a quelle attuali.
I continui progressi tecnologici metteranno sempre più in evidenza il gap tra le competenze esistenti e quelle emergenti. E non è solo un problema di competenza: a cambiare saranno anche le professioni, tra nuovi ruoli in crescita e tanti altri in declino.
Ecco perché aziende e lavoratori si stanno chiedendo quali sono le skill che contano davvero.
Il “Future of Job Report” del World Economic Forum prova a darci una risposta, distinguendo tra soft skills (abilità trasversali, comportamentali e relazionali) e hard skill (competenze tecniche specifiche). Vediamole insieme.
Le soft skill più richieste nel 2026
È interessante notare che il report del World Economic Forum incorona come competenza più richiesta per il futuro proprio una soft skill.
È il pensiero analitico, considerata la competenza fondamentale più ricercata dai datori di lavoro, perché è quella che serve per leggere e capire i dati e, di conseguenza, trovare soluzioni.
Ma ci sono anche altre soft skill pronte a disegnare una profonda linea di demarcazione tra i profili di lavoro in crescita e quelli in declino. Stiamo parlando di resilienza, flessibilità e agilità, competenze indispensabili per adattarsi ai continui cambiamenti in questo periodo storico di grande incertezza.
Al terzo posto troviamo invece la leadership, che rappresenta probabilmente una delle competenze più richieste, ma anche più “lacunose”. Soprattutto in Italia, le aziende lamentano una carenza di competenze di leadership, comunicazione e mentalità imprenditoriale.
Tra le skill più richieste nel 2026 rientrano anche il problem solving, la curiosità e l’apprendimento permanente, il pensiero critico e la capacità di dare e ricevere feedback.
Le competenze tecniche più ricercate nel 2026
Quali saranno invece le competenze tecniche più utili nei prossimi anni?
Sicuramente, sarà sempre più importante lavorare con l’Intelligenza Artificiale e i Big Data, considerate due delle competenze a più rapida crescita. Seguono poi le skill legate alla sicurezza informatica e all’alfabetizzazione tecnologica.
Per ogni competenza che sale, ce n’è qualcuna che scende. In questo caso, a perdere posizioni sono skill quali la destrezza manuale, la resistenza e la precisione.
Tuttavia, bisogna specificare che le competenze prioritarie cambiano a seconda del settore.
In alcuni settori, come ad esempio l’industria mineraria e metallurgica, la priorità è la tutela dell’ambiente, mentre nelle telecomunicazioni contano design, user experience, reti e cybersecurity.
Perché bisogna ridurre il gap di competenze
In un mondo ad alto tasso di innovazione, le competenze cruciali devono evolvere di pari passo. In mancanza di specifica formazione, lo skill gap tra le competenze in possesso e quelle richieste dal mercato rischia di diventare sempre più grande.
Secondo il “Future of Jobs Report”, se la forza lavoro mondiale fosse composta da 100 persone, 59 avrebbero bisogno di formazione entro il 2030.
Per questo è importante aggiornare le competenze e fare i cosiddetti upskilling e reskilling. Anche perché (e il report lo sottolinea), il gap di competenze è considerato “il principale ostacolo alla trasformazione aziendale” dai datori di lavoro.
Cosa succede se si trova rimedio allo skill gap? Anche in questo caso il report mostra dati interessanti, illustrando come pensano di comportarsi i datori di lavoro in futuro a proposito delle competenze dei proprio dipendenti:
- l’85% dei datori di lavoro prevede di dare priorità all’aggiornamento delle competenze della propria forza lavoro;
- il 70% prevede di assumere personale con nuove competenze;
- il 40% prevede di ridurre il personale man mano che le loro competenze diventano meno rilevanti;
- il 50% che prevede di far passare il personale da ruoli in declino a ruoli in crescita.
Questi dati mettono in chiaro una volta per tutte che non si può più rimandare la formazione e l’aggiornamento dei lavoratori.
La soluzione per superare lo skill gap
Come buon proposito per il 2026, lavoratori e datori di lavoro dovrebbe investire concretamente nell’aggiornamento delle competenze e nella riduzione dello skill gap.
Come fare?
Il primo passo è mappare le competenze per capire quali skill mancano attualmente o serviranno all’azienda entro i prossimi anni.
Poi viene il passo decisivo, che può essere scisso in due alternative, non per forza in conflitto tra loro: da un lato si può stabilire un piano di recruiting per reperire all’esterno le competenze mancanti, e dall’altro si possono organizzare percorsi di formazione per fare upskilling e colmare lacune e skill gap.
Il modulo “Competenze” di evohrp nasce proprio per monitorare le competenze dei dipendenti, rendendo più facile l’individuazione di skill gap e conseguente creazione di un piano di upskilling o reskilling della forza lavoro.
Quest’ultimo sembra essere una soluzione molto amata dai dipendenti.
Al di là della forte “instabilità delle competenze” provata dai lavoratori a livello globale, il Future of Jobs Report del 2025 mostra dati meno preoccupanti rispetto alle precedenti edizioni del sondaggio. Questo risultato potrebbe essere dovuto proprio al fatto che una quota crescente di lavoratori ha completato nel frattempo misure di formazione, riqualificazione o aggiornamento professionale.
Investire nella formazione, quindi, non aiuta solo a potenziare le competenze, ma aumenta anche la sicurezza e l’autostima dei lavoratori, che si sentono più preparati alle sfide che il mondo del lavoro sta preparando per il futuro.
Un motivo in più per scoprire meglio le funzionalità di evohrp e del suo modulo sulle competenze!


